Due. A un tavolo. Un tavolo per due.
- Se ci si lascia poi non si può restare amici, dai!
- Dipende dai motivi. Se ci si lascia perché uno dei due ha fatto volontariamente del male all’altro è un conto, ma se ci si divide solo perché l’amore ha abbandonato la capanna, c’è poco da detestarsi.
- Ma non puoi lo stesso. Non puoi se ci hai fatto sesso, se hai condiviso!
- È appunto perché ci hai condiviso qualcosa. Se una persona l’hai scelta e l’hai amata, se l’hai reputata tale da renderla partecipe di te, se l’hai stimata, tutte queste cose non possono cambiare. Però la premessa resta sempre che ci sia lasciati solo per lo sfiorire dell’amore. Io ci credo e ci voglio credere che l’amore possa mutare e sfumare in qualcosa di diverso, ma altresì bello.
- Va bene, d’accordo, restiamo amici. (pausa) Ma gli amici fanno sesso?
"La gente ha questa tendenza a innamorarsi di te.
Tendenza che io capisco perfettamente, per altro.
A volte mi chiedo, razionalmente, come sia possibile non innamorarsi di te."
Eravamo in cerca di un pub erano le quattro di mattina e noi, ostinati, cercavamo un pub aperto io personalmente ero così sbronza da non riuscire neanche a stare in piedi ed a un certo punto immotivatamente ho anche cominciato a parlare toscano, più precisamente pratese, ma c’è “daddire” che io, in “toshana” ci sono stata una volta sola a “dodiscianni”, sta di fatto che ci ritroviamo per strada camminando, ridendo ed evidentemente urlando, perché tutte le persone che incontriamo ci chiedono di fare silenzio, tra quelle persone ci sei anche tu: alto, moro, gli occhi verdi, la barba incolta ed il sorriso di Dio in un giorno di sole, ti passo davanti distratta due volte, ma la terza finisco sommersa in un lago di nebbia e legna che arde e tu ci cadi con me, mi hanno letteralmente trascinata via come fossi in trance, ma non c’è stato un centesimo di secondo in cui abbia tolto gli occhi da te, siamo rimasti incollati, attaccati, invischiati, ho camminato per cento metri e poi divincolandomi sono riuscita a tornare verso te, nello stesso momento in cui tu hai cominciato a camminare verso di me ed alla fine ci siamo trovati, a metà strada, tra una Punto bianca ed un' Alfa Romeo nera ci siamo sorrisi, io ti ho fatto “sciao” e tu pure, mi hai detto che ero "tanto tanto bellina", io ti ho farfugliato qualcosa e tu guardandomi felice e mi hai chiesto “Ma non sci credo, ma sei anchettu di Pprato?!”, mi sono messa a ridere ed i miei amici sono venuti a portarmi via urlando “Oh, ma ti sei innamorata di Raz Degan?! Guarda che quella accanto era la sua ragazza!”, io ho continuato a ridere e barcollare e poi mi ricordo che a un certo punto ho pensato: il colpo di fulmine esiste e dura quarantasette secondi!
Abbiamo passato i giorni a scopare nella mia macchina, quindi ora non mi venire a dire che i patti erano chiari, perché io per le tue “non parole” non ho mai ricevuto una cazzo di traduzione. Non ho voluto nulla e non ti ho chiesto nulla, ma in una relazione funziona così, sai?! Non è che si sta li a chiedersi ogni secondo “mi ami?” oppure “ma noi stiamo insieme?”, certe cose una persona le intuisce dai fatti. E perdonami, ma tu di fatti mi hai riempito le palle ed anche la pelle. Sai quelle cose come vedersi ogni giorno, scambiarsi i cd, andare insieme a vedere le mostre, restare abbracciati sul letto a guardare i film e finire con il fare l’amore in cucina? Quelle stronzate lì, sì. Ma se scopare con qualcuno per tre mesi di seguito non significa più che ci stai costruendo una relazione, allora sono davvero indietro coi tempi, ma sia chiaro che ci voglio restare indietro! Avrei dovuto guardare meglio, avrei dovuto fare più attenzione, ma non è che si può passare la vita con la guardia alzata, dopo un po’ si molla il colpo e ci si butta. Eppure cazzo, io speravo, anzi no, avevo la convinzione di aver perso la testa nel posto giusto questa volta con te ed invece me la ritrovo conficcata su per … Aaaah!
Urlò lui ad una cornetta di una cabina telefonica prima di riattaccare con violenza e di scoppiare in lacrime.

Quella notte in cui la luna sembrava così rassicurante e complice, incastonata e protetta da quel cielo di spilli, si diedero appuntamento nel campo di grano dietro la stazione. Lui si fece una doccia in tutta fretta, concentrato nel cancellare gli odori ed i sensi di colpa che gli avevano tarlato i pensieri per tutto il giorno. Restò poi a guardarsi allo specchio fino a che egoisticamente decise di non farsi la barba, pensando a quanto gli piaceva lasciarle i graffi sul corpo nei punti in cui aveva poggiato le labbra, un po’ come gli orsi fanno con gli alberi. Lei si prese tutta la sera per farsi un bagno caldo bevendo del Greco di Tufo, e carezzandosi la pancia pensava a quanto avrebbe voluto lasciare quel paese e quella vita che l’avevano ingannata e resa ostaggio di se stessa. Appena prima di uscire, ubriaca e libera, si accasciò a terra in un trionfo di gemiti e risate, saziando velocemente tutta quella voglia che non sarebbe riuscita a trattenere oltre. Le vie buie e gelide del paese erano ovattate in uno strano silenzio che risuonava nelle loro orecchie come un rimprovero e come una condanna. Fuggirono uno verso l’altro in una corsa disperata, perdendo per strada le incertezze ed i timori, restando solo carne e sensi in movimento. Lei arrivò sulla sua lenta e cigolante bicicletta degli anni cinquanta, mentre lui la aspettava da sette minuti appoggiato al cofano della sua grande auto verde militare. Arrivò come portata dal vento, con i capelli neri sospesi in aria e quel sorriso storto ed infantile che lui adorava. Senza neanche aspettare di essersi fermata lasciò cadere la bicicletta a terra, fece un balzo tutto felino e gli si gettò fra le braccia, esausta, sudata e felice. Lui la strinse a sé come a voler fondere i loro petti, poi una gioia così profonda lo travolse che senza controllo cominciò a ridere tanto forte che i cani delle case vicine iniziarono a latrare. Scivolarono velocemente sulla terra, come due delicate ed intime statue di bronzo in un forno, sciolti uno nell’altro. Si amarono lì, tra la polvere, i sassi, le spighe e le grida degli animali insonni. Si amarono nella foga e nella fretta, nella paura e nel rancore. Si amarono nella certezza di sbagliare e nella paura di perdersi. Si amarono senza controllo e senza coraggio, costretti in un segreto di piombo. Si amarono, semplicemente perché fu l’unica cosa che riuscirono a fare. Restarono a mischiarsi gli umori ed a dirsi cose che volevano sentirsi dire l’uno dall’altro, restarono abbracciati più stretti che poterono finché il freddo non li raggiunse. Lei si sedette sul cofano dell’auto sistemandosi le calze, si accese una sigaretta e lo guardò, immobile e rassegnata come in un dipinto della Pietà. Arrivò il gelo: “Devo andare, è troppo tardi” bisbigliò lui stropicciandosi gli occhi e cercando goffamente di seminare le tracce di ciò che aveva appena detto. Lei non rispose, ma non fece neanche finta di niente, restò in un silenzio teso ed orgoglioso fino a che non finì di fumare.
Ora che sono passati quattro anni, ora che Luciano ha avuto altri due bambini e che Laura è andata a vivere in città. Ora che lei ha scoperto di non essere stata l’unica amante, ma solo una di una lunga e tutt’ora interminabile serie. Ora che l’amore è scomparso sotto la rabbia e l’odio, che a loro volta sono stati sepolti faticosamente dal tempo e dal destino. Ora che è entrato tutto a far parte del passato, lei affacciata alla finestra, scrutando la luna in un’afosa notte d’agosto sorride serena, pensando che comunque quella è stata una delle notti più belle della sua vita.
Considerazioni oppiacee appiccicate (di nascosto) sopra la lavagna.
Mia mamma è cattolica, è affezionata a Dio e ne parla sempre bene, ma in chiesa non ci va quasi mai. Mio padre invece era ateo, però un ateo intelligente. Uno di quelli che hanno letto centinaia di libri sulla religione e che alla fine si sono messi a ridere. Io non sono mai stata battezzata, però quando ero bimba e si andava certe domeniche dalle cugine di mia mamma nella bergamasca e si camminava fino al santuario mi piaceva e c’è stato anche un periodo in cui tutte le sere prima di andare a letto mi inginocchiavo e pregavo. A me le chiese piacciono molto, mi piace l’odore, mi piace il silenzio e mi piace immaginare i volti di tutte le persone che nei secoli si sono radunate in questo luogo per rendere omaggio a qualcosa in cui credevano e/o per chiedere aiuto.
Ora sono piuttosto agnostica, nel senso che a me di Dio, Gesù, Maometto e Krishna non me ne frega un po’ nulla. Mi piace pensare ad altre cose e farmi altri tipi di domande. Vedo la religione o la fede come un surplus, una cosa piuttosto inutile che ad alcuni piace avere e per cui alcuni impazziscono, come con i modellini delle barche. Trovo questa vita così infinita, ricca e misteriosa che non mi interessa sapere se tutte queste credenze abbiano una base concreta, anche perché l’esistenza di Dio non è facilmente dimostrabile se non con dei “Eh, ma il mondo allora chi l’ha fatto?!”, “Ma mia zia era cieca ed ora ci vede!” oppure con frasi da pittore francese come “Perché la natura e l’amore sono l’espressione di Dio, sono il mondo con cui esso si mostra a noi!”. “Non mi interessa” è tutto ciò che ho da dire al riguardo.
Trovo giusto che lo stato sia un’entità laica, perché prima di essere cattolici o ebrei o quello che vi pare siamo uomini e cittadini. La religione fa parte di una scelta privata e del tutto libera. La scuola però, in quanto istituzione deve garantire questo diritto alla neutralità. Uno dei diritti fondamentali, perché è l’unico che ci consente e ci consentirà in un futuro di poter vivere in un mondo davvero libero.
“Il cattolicesimo è la nostra tradizione ed il crocifisso in quanto espressione di questa tradizione va tenuto”. Bene, allora io vi rispondo che da domani: Pizza, Mandolini, Totò e la Polenta vanno appesi nelle aule! Ma perché? Ma che bisogno ce n'è? Ma perchè nelle scuole? Se comunque trovate del tutto necessario appendere nelle aule l’immagine di Gesù inchiodato alla croce, fatelo, non mi da noia, ma se poi un ragazzino arriva con la foto di Buddah o Fonzie, voi non lo fermate e sorridetegli.
Io quelli che mi dicono “Eh, ma a casa loro noi non possiamo nominarlo neanche Gesù” li mando a cagare. E basta!
Come ha fatto la religione a diventare una cosa così importante per voi? Perchè è diventata un "simbolo" di questa nazione? Io non lo capisco.
Io non capisco e non mi interessa.